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N° 1, settembre 2018

Sabra e Shatila

pubblicato il
17 settembre 2018

Anni fa scrissi un racconto per commemorare il massacro di Sabra e Shatila del 1982.
Si chiamava L’alba ed è stato pubblicato da Arpeggio Libero.
Il racconto, che spero non sia profetico, ha per protagonisti due ragazzini sopravvissuti al massacro, ma scippati della loro umanità.
Oggi voglio proporvi il finale, perché di…


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N° 1, settembre 2018

Platone da Starbucks

pubblicato il
16 settembre 2018

(E come mai non ci state capendo più nulla di dove va il mondo)
Scena prima
A Milano Apre Starbucks, la catena internazionale di caffetterie più famosa del mondo. L’immagine della lunghissima coda per l’inaugurazione diventa virale, e subito in rete è un proliferare di post e commenti scandalizzati: “ma con…


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N° 1, settembre 2018

Avete rotto i cabbasisi!

pubblicato il
15 settembre 2018

Onestamente ve lo dico!
Avete rotto i cabbasisi!
E per chi la ignora, alla fine, vi racconto pure la storia; dei cabbasisi.
Se avete proprio bisogno di vivere in guerra costante, perché non vi trasferite in una bella zona desertica? Tutti insieme ad aizzarvi l’un l’altro e vi levate dai cabbasisi?
Possibile che…


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N° 1, settembre 2018

Razze. Un racconto di Giuseppe Caleca (parte quinta)

pubblicato il
14 settembre 2018

Questo racconto lungo è stato pubblicato nel dicembre 2016 nella raccolta “Altri Giorni” edita da Arpeggio Libero. 

La prima parte è visibile cliccando qui.

La seconda parte è visibile cliccando qui.

La terza parte è visibile cliccando qui.

La quarta parte è visibile cliccando qui.

Si fa l’abitudine a tutto, diceva mia nonna. Si,…


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N° 1, settembre 2018

Sconfini

pubblicato il
13 settembre 2018

Entra e ospitami, tu che vieni da lontanoinsegnami la fragilità dei confini, la loro incerta esistenzadi nulla.Entra nella mia casa e sgretola ogni distanzacreiamo nuovi monditra di noi,tra di noi.Ancora non so nulladelle stradeinfinite che haitracciato, subito, sofferto, pianto eimmaginato – (inventato?) -prima di arrivare in questo nostro marecimiteroe…


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N° 1, settembre 2018

Il primo tremore non si scorda mai

pubblicato il
11 settembre 2018

Quella mattina avevo fatto la più comune colazione all’italiana: una tazzina di caffè.
E poi? Poi cosa? E che vorreste? Un cappuccino con un cornetto vuoto da inzuppare e da fare gocciolare nel suo transito verso la bocca. Una bomba alla crema? Una granita con panna e brioche?
Solo un bel…


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N° 1, settembre 2018

Solo tre parole.

pubblicato il
10 settembre 2018

Buonismo fuori posto
Ci giunge l’eco di intenerimenti compassionevoli e sentimentali sulla sorte dei “poveri migranti”.
Non tra il popolo che lavora e che sa ben distinguere tra sofferenze vere e sofferenze nostalgiche; il sintomo si nota, soprattutto, in certa borghesia intellettualoide che ha succhiate le superficialità insidiose e corruttrici della…


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N° 1, settembre 2018

La bellezza

pubblicato il
9 settembre 2018

“Il senso del bello è diverso per ognuno. Talvolta una cosa può sembrare bella solo perché appare diversa dal resto che la circonda. Una petunia rossa, su un davanzale, ti sembrerà bella se tutte le altre sono bianche. E non ho mai incontrato una persona che non si potesse…


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N° 1, settembre 2018

Razze. Un racconto di Giuseppe Caleca (parte quarta)

pubblicato il
7 settembre 2018

Questo racconto lungo è stato pubblicato nel dicembre 2016 nella raccolta “Altri Giorni” edita da Arpeggio Libero. 

La prima parte è visibile cliccando qui.

La seconda parte è visibile cliccando qui.

La terza parte è visibile cliccando qui.

Thomas con la consueta sveltezza si accorse dei miei dubbi e riprese a parlare.
“Jan, abbiamo…


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N° 1, settembre 2018

Salvate Salvini

pubblicato il
6 settembre 2018

E alla fine è arrivata la sentenza.
I 49 milioni lo stato li rivuole indietro.
Ma una soluzione c’è!
Perché a questo punto si pone un problema di esistenza per Salvini, visto che la sola macchina social che diffonde le sue idee costa e, come si dice dalle mie parti, il prete…

Partigiani del pensiero positivo

Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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