N° 0, agosto 2018

Capire gli esercizi

pubblicato il
15 Agosto 2018

Tra le persone più rimarchevoli che mi è capitato di frequentare in gioventù ne ricordo con particolare affetto una.

Ai tempi ero al primo anno di ingegneria mentre lui, ben più grande di me, era professore alla facoltà di matematica. Ci univa una passione sfrenata per l’informatica e passavamo parecchio tempo insieme a parlare di programmi, programmazione ed applicazioni, o anche solo a condividere lo stupore intellettuale che ci accomunava verso quel fenomeno nascente (1984).

Tra i tanti bei ricordi che ho dei pomeriggi passati con lui ho alcuni aneddoti che mi raccontò a proposito della sua attività didattica. Uno su tutti sarebbe diventato uno dei più concreti ed efficaci insegnamenti della mia vita.

L’aneddoto suonava più o meno così:

Con una frequenza pari a più o meno 1 soggetto ogni 3 sessioni d’esame mi capita d’incontrare lo Studente Preoccupato.

Costui si presenta nel mio studio in facoltà una quindicina di giorni circa prima dell’esame scritto, e mi chiede:

“Professore: sto preparando il suo esame. Ho già fatto tutti gli esercizi del libro da lei consigliato. Visto che manca ancora un po’ all’esame mi consiglia per favore un altro testo di esercizi così faccio anche quelli?”

E io gli rispondo:

“Certamente, eccole i riferimenti. Però le do anche un altro consiglio: venga pure a fare lo scritto, ma salti la prossima sessione di orale. Lei non è ancora preparato”

Il tizio naturalmente ci rimane male, mi dice che infatti è lì apposta perché vuole preparasi meglio, e io mi affretto a spiegargli:

“Vede… il libro che consiglio ormai da anni, e che lei ha così diligentemente esaurito, contiene circa 400 esercizi. La domanda che lei mi ha fatto, però, mi rivela che, pur avendoli svolti tutti, nessuno escluso, lei non si è accorto del fatto che gli esercizi si riferiscono a soli 5 – diconsi cinque – problemi diversi, uno per ogni macro-argomento del corso. Ne risolva pure quanti ne vuole, ma le consiglio di non presentarsi all’esame orale finché non avrà capito come sono stati realizzati.”

Lo trovai fulminante allora. Lo trovo fulminante oggi.

E’ “incredibilmente” efficiente studiare a fondo pochi casi, al limite un caso, girandolo e rivoltandolo, sezionandolo, modificandolo.

Il libro della nostra vita sociale è composto, in fondo, da pochi capitoli importanti. Per il capitolo “convivenza tra diversi” l’esercizio-base da sviscerare è qualcosa di simile a:

“Perché così tanti parcheggiano in doppia fila anche quando non è necessario?”

TAG

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Partigiani del pensiero positivo

Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

Cerca per contenuto
Iscriviti