N° 0, agosto 2018

Chiamami iena

pubblicato il
22 Agosto 2018

Nessuna umana pietà…” (Jena Plissken/Kurt Russell – dal film “1997: fuga da New York”)

 *  *  *  *

“Eccolo lì guardalo, un altro mendicante. Non se ne può più!”

“Hai ragione, ce n’è uno ad ogni angolo ormai. Per non parlare di quelli ai semafori poi, così insistenti. Accendini, lavavetri, uno non può nemmeno guardare lo smartphone nuovo in santa pace!”

“Ah non parlarmene, fosse per me li investirei con il mio SUV guarda, se non fosse che ho paura di ammaccarlo…”

“Ma poi osservalo, osservalo bene… E’ sano, non gli mancano né gambe né braccia, perchè non va a lavorare??”

“Eh ma scherzi, lavorare!! E’ molto più facile stare lì a mendicare, campare alle spalle degli altri. E poi tutti sti extracomunitari che arrivano, mica possiamo trovare lavoro per tutti!”

“E’ vero, arrivano qui e pretendono.. Si fregano i soldi dell’Europa, gli pagano gli alberghi. Si lamentano se li mettono a raccogliere pomodori, pensa te! E poi ci sono pure i terroristi!”

“Ma sai cosa ho letto su Facebook?? Che ora vorrebbero multare chi chiede l’elemosina e chi la fa!”

“Ma dai?? Ma davvero?? E sarebbe ora! Ma sicura che non sia una bufala, è troppo bella per essere vera!”

“No fidati, è vera. Guarda finalmente, dovrebbero fare una legge. Così le nostre città sarebbero più pulite una volta per tutte! E poi magari che ne sai, quelli si convincono e restano al loro paese invece di venire qui ad invaderci e a darci fastidio!”

“Che poi ogni volta, uffa, questa lagna delle navi e dei naufraghi. Ma che pretendono? Se ne stiano a casa loro! Certo se vengono qui con le carcasse mica possono dare la colpa a noi se annegano! Poi a me fanno così impressione quelle immagini, non dovrebbero manco trasmetterle”.

“Certo, sarebbe meglio. Che poi a noi che interessa?”

 *  *  *  *

Una multa si commina a chi infrange una legge. Ovvero, estendendo il concetto all’estremo, a chi commette un crimine. Viviamo in un Paese dove si propone di multare chi chiede ma soprattutto chi dà l’elemosina. Il che equivarrebbe ad affermare che “avere bisogno” è un crimine, ed “essere generosi con chi ha bisogno” è un crimine. Un Paese dove la bontà diverrebbe un reato da perseguire. Un Paese in cui già si nega l’approdo in un porto a chi è in difficoltà.

E’ questo il Paese in cui vogliamo vivere? Un Paese che punisce l’umana pietà? Un Paese di iene?

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Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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