pubblicato il
2 Agosto 2018

“Sul vialetto di casa ho visto una formica rossa e una formica nera che facevano la lotta. Mi è venuto l’impulso di dirimere la questione pestandole entrambe. Sarebbe stata una lezione pratica sull’inutilità dei conflitti, ma da morte non gli sarebbe servita a niente. Il vialetto di casa mia è l’eterno teatro di queste piccole, insensate battaglie. Un po’ come il mondo, no?”

James Simon Kunen, studente della Columbia University nel 1968 e protagonista di quegli anni che contribuirono a cambiare il mondo, ci regala questa ed altre riflessioni nel libro “Fragole e sangue”, che come sottotitolo ha “Diario di uno studente rivoluzionario”.

Piccole insensate battaglie. Più o meno come quelle a cui assistiamo tristemente ogni giorno aprendo un qualsiasi social network, e Facebook in particolare. Formiche rosse e nere (precisiamo subito che i riferimenti ai colori vengono dalla biologia, e sono politici solo casualmente!!) che si accapigliano da dietro una tastiera e un monitor, cercando uno scontro privo di senso e privo di reali vincitori. Fiumi di parole avvelenate e praticamente inutili, dietro le quali nascondere la propria piccolezza (formiche, appunto) o più spesso una totale mancanza di argomenti costruttivi. “E’ il mondo di oggi”, “E’ la nuova maniera di comunicare”, dicono i guru del web, ma nessun mantra del nuovo millennio potrà nascondere l’evidenza di una crescente incapacità relazionale e un crescente impoverimento umano e culturale barattato per evoluzione tecnologica.

Quello che oggi viene bollato come sciocco sentimentalismo o buonismo, un tempo era semplice e comune decenza. Quella che permetteva di usare un linguaggio adeguato alle proprie conoscenze, rispettoso nei riguardi di chi ha titoli che gli permettono di aver un’opinione che è per forza superiore a quelle di molti altri. Quella che impediva di offendere e umiliare gratuitamente interlocutori sconosciuti. Quella che riconosceva il valore delle persone, delle idee e soprattutto della cultura. Cultura intesa non come strumento per sentirsi migliori degli altri, ma per sentirsi migliori rispetto a se stessi. E capaci di costruire un futuro, non di distruggerlo.

In questo clima di odio incontrollato, di incapacità di distinguere una notizia vera da una falsa, le formiche si scannano nel loro vialetto, ignare di essere più piccole della ghiaia che le circonda e convinte invece di essere al centro del mondo. Quel mondo che deve tornare a guardare dove porta il vialetto.

Torniamo umani, torniamo uniti, perchè come cantano i Pink Floyd “toghether we stand, divided we fall”.

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6 Commenti
  1. Rispondi

    GiuseppeG

    2 Agosto 2018

    Grande Giuseppe .
    Ho imparato ad apprezzarti nei blog sportivi.
    Questo racconto conferma il mio pensiero

    • Giuseppe D'Agostino

      Giuseppe D'Agostino

      2 Agosto 2018

      Grazie di cuore Giuseppe, spero continuerai a seguirci

  2. Rispondi

    Loredana

    2 Agosto 2018

    Ma quanto è bello leggerti!!!

    • Giuseppe D'Agostino

      Giuseppe D'Agostino

      2 Agosto 2018

      Grazie di cuore! Troverai ancora più bravi i miei compagni di scrittura

  3. Rispondi

    Eleonora

    3 Agosto 2018

    Bello, vero, e malgrado l’argomento si presti a luoghi comuni, fresco ! Grazie

    • Giuseppe D'Agostino

      Giuseppe D'Agostino

      3 Agosto 2018

      Grazie di cuore Eleonora. Cercherò sempre di non farmi catturare da retorica e luoghi comuni, spero di riuscirci

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Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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