N° 0, agosto 2018

Fortunate son

pubblicato il
11 Agosto 2018

Un bambino guarda il mare e l’orizzonte davanti a sé.

Lui è fortunato, si chiama Marco, è nato dalla parte giusta di quel mare, e in quel mare ci farà solo il bagno.
Quanti bimbi meno fortunati di lui, faranno un bagno da cui non riemergeranno, nell’indifferenza di uomini cinici e razzisti.

Sono i “fortunate son” come li chiamavano i Creedence Clearwater Revival in una canzone del 1969. Per loro i “figli fortunati” erano quelli di una certa “middle class” americana che potevano evitare grazie a particolari magheggi di partire per la guerra del Vietnam, al contrario dei figli meno fortunati che invece morivano nella giungla per una guerra di cui non capivano le ragioni.

Oggi i figli fortunati sono quelli che nascono da una parte del mare. Gli altri non lo sono. Muoiono perchè qualcuno li odia senza conoscerli, solo perchè sono nati dall’altra parte del mare. Li odia perchè ha paura di ciò che non sono, e di ciò che magari mai diventeranno. Li odia perchè qualcuno glielo dice. E basta.

Ma come si fa ad odiare qualcuno che lascia la terra dove è nato nella speranza di vivere una vita migliore. E la vita è una sola.

Come si fa ad odiare qualcuno che per cercare quella vita migliore mette a rischio quella sua stessa vita, si separa dai figli “sfortunati” senza sapere se li rivedrà, viene umiliato e torturato, rischia una morte atroce solo e disperato in mezzo al mare.

Come si fa ad odiare qualcuno che dopo aver superato tutto questo, invece della “vita migliore” trova odio, repulsione, lavori da schiavi, e condizioni tanto indegne che ci farebbero inorridire anche per gli animali

Come si fa ad odiare qualcuno che non hai mai visto, che non sai come si chiami né da dove venga, che ha un infinitesimo delle cose che hanno i “figli fortunati”.

Come si fa ad odiare qualcuno che non potrà mai insidiare il tuo lavoro, semplicemente perché lui sarà costretto a fare lavori che a te fanno ribrezzo, e non potrà mai insidiare il tuo pane perché mangerà cose che tu butti nel cassonetto.

Come si fa ad odiare qualcuno solo perché un partito o un politico qualunque ti dice che è giusto farlo.

Come si fa ad odiare qualcuno solo perché credi alla prima sciocchezza che ti spacciano per verità

Come si fa ad odiare qualcuno solo e soltanto perché è un uomo come te, ma è diverso da te.

Come si fa ad odiare qualcuno.

Come si fa ad odiare un “figlio sfortunato”.

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Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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