N° 0, agosto 2018

Io li conosco. E anche voi.

pubblicato il
2 Agosto 2018

Io li conosco.
Io so chi sono, perché lo fanno. E so che in un certo senso è vero che non sono razzisti.
Sono gli stessi da sempre. Sono quelli che a scuola sceglievano le bambine e i bambini più timidi e sensibili e li prendevano in giro,  facevano loro lo sgambetto, riempivano le loro cartelle di fango o animali schifosi. E sono quelli che al militare facevano i “nonni,” facendo bere la loro pipì alle reclute, facendoli arrampicare dove non riuscivano, e a volte cadere e morire.
E sono quelli che al lavoro palpeggiano le dipendenti che non possono permettersi di ribellarsi; sono quelli che parcheggiano nel posto dei disabili e poi dicono “che se ne stiano a casa!” E sono quelli che per strada si fanno pulire il vetro e poi sgommano senza pagare.
Sono quelli che in fondo non fanno niente di grave, solo scherzetti. Non è vero?
Sono quelli che escono in gruppo, cercando qualcuno a cui fare pagare la loro nullità.
E una cosa fanno sempre, invariabilmente: scelgono i più vulnerabili. Scelgono il bambino che non ha padre o fratelli a difenderlo, la recluta che non ha fatto gruppo, la dipendente sola e con figli a carico, gli ultimi del gruppo, gli isolati.
In un certo senso è vero che non sono razzisti, per esserlo dovrebbero elaborare teorie.
Ma sono solo vite infestate dal nulla, che cercano una prova della loro misera esistenza.
E quando il mondo intorno, nelle parole di un ministro o di una reclame, indica loro il bersaglio facile, subito ne approfittano, lo aggiungono al loro infame rosario di perdenti, di esseri inutili a cui far pagare il loro nero abisso interiore.

Che sia stata una ragazza nera, scambiata per prostituta, un disabile, un anziano, che cambia in fondo? Solo il bersaglio che il mondo indica loro.

Ma noi cosa possiamo fare, allora?
Allora togliamo loro le prede, togliamo il cibo alla loro bestia vorace, rendiamo forte la donna sola, il bambino sensibile, il migrante, il disabile, il nero, rendiamoli invulnerabili; basta la nostra presenza, basta dire: non sono soli, io ci sono, prendetevela con me, come avremmo voluto che accadesse a scuola.
Noi bianchi, noi abili, noi sani e ben nutriti, siamo noi l’adulto che può intervenire per fermare questi miserabili bambini mai cresciuti.
Siamo responsabili, non possiamo più nasconderci dietro un “che ci posso fare”: conta tutto, anche le parole.
Io li conosco, e anche voi. Non fate finta di no.

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21 Commenti
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    Alessandra Paleologo

    2 Agosto 2018

    Piacevole scoperta quotidiana !complimenti

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      2 Agosto 2018

      Grazie! Speriamo di averti spesso qui

  2. Avatar
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    Pippo Tranchina

    2 Agosto 2018

    Li conosciamo…purtroppo.
    Buon lavoro a te.

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      2 Agosto 2018

      Grazie, anche a te! Leggi anche gli altri articoli se hai tempo 🙂

  3. Avatar
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    Cosimo

    2 Agosto 2018

    Bellissimo

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      2 Agosto 2018

      Grazie! 😊

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    Speranza

    2 Agosto 2018

    Lo facciamo anche noi buonisti. Isoliamo dal gruppo l’elemento più debole. Per prendercene cura? A volte sembra la tattica dei leoni coi bisonti. A fin di bene, ma lo facciamo.

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      2 Agosto 2018

      In realtà fino a un certo punto lo abbiamo fatto tutti, ma poi si matura (o si dovrebbe) e si capisce che la civiltà è non isolare nessuno. Certo, vuol dire che il gruppo è abbastanza forte per difendersi dai leoni. In fin dei conti il bullismo e il razzismo sono segni di debolezza.

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    Anna

    2 Agosto 2018

    Posso condividerlo? Ottimo analisi

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      2 Agosto 2018

      Grazie mille! Certo che puoi condividere, te ne saremo grati

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    Monica innocenti

    2 Agosto 2018

    Bel progetto .Sarà piacevole leggervi.
    Grazie.

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      2 Agosto 2018

      Grazie a te!

  7. Avatar
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    Giuseppe G.

    2 Agosto 2018

    Ogni promessa è un debito,eccomi qua.
    È vero Siamo responsabili, non possiamo più nasconderci dietro un “che ci posso fare”: conta tutto, anche le parole.
    Io li conosco, e anche voi.
    È ora di farsi sentire.

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      2 Agosto 2018

      Grazie. ❤

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    giusi

    3 Agosto 2018

    Non sono mai stata interessata a leggere e commentare alcun blog, mio marito lo fa in abbondanza per entrambi, ma i temi trattati qui sono quelli che più mi stanno a cuore e sui quali non riesco più a dire “la mia opinione cosa può cambiare”.Oggi più che mai le parole devono iniziare a scavare la dura roccia dell’ignoranza.Vi seguirò con molto piacere ed interesse.

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      3 Agosto 2018

      Grazie! Speriamo di essere all’altezza della stima!

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    Clara

    4 Agosto 2018

    Lo condivido: è molto vero, semplice e profondo. Grazie!

  10. Giuseppe Caleca
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    Giuseppe Caleca

    4 Agosto 2018

    Grazie! ❤

  11. Avatar
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    Anna maria

    5 Agosto 2018

    Molto bello e vero. Complimenti

    • Giuseppe Caleca

      Giuseppe Caleca

      5 Agosto 2018

      Grazie mille!

  12. Rossella Caleca
    Rispondi

    Rossella Caleca

    8 Agosto 2018

    Chiaro. Semplice. Bello. E le parole contano, eccome. E ora non dite che sono di parte.

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Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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