N° 0, agosto 2018

La nicchia

pubblicato il
16 Agosto 2018

Amo le minoranze.
Mi appartengono e io appartengo loro.
Mi riconosco in Nanni Moretti alla giuda di una Vespa, quando va a parlare col fighetto alla guida di una scintillante cabriolet e gli spiega che ha sempre avuto la sensazione che il suo ruolo sarebbe stato quello di appartenere a una minoranza.
E del fatto ho avuto diverse conferme.
Non ho mai votato, o sostenuto, un partito che abbia governato, nemmeno uno che ci sia andato vicino, cosa che peraltro mi conforta molto. Anzi i partiti per cui simpatizzo, il più delle volte prendono un 2% scarso, quando va bene sfiorano la soglia di sbarramento senza valicarla.
Gli scrittori che amo sono di nicchia, i più rispettati ma i meno letti in assoluto. Scrivo cose di nicchia, talmente di nicchia che ormai sono diventato un contorsionista e potrei spedirmi in vacanza in valigia, salvaguardando il mio stipendio di nicchia. Anche la musica che ascolto è di nicchia, e se per caso prende un Nobel, le polemiche sono tutto fuorché di nicchia. Amo quadri meno di nicchia, ma la spiegazione può essere che di arte ne capisco davvero poco.
Sono una minoranza vivente, orgoglioso e preoccupato di esserlo.
Quando leggo “prima vennero…” di Martin Niemöller, mi viene da chiedermi in quale categoria collocarmi e quando sarà il mio turno.
Amo le minoranze, dicevo, quelle lumpen non quelle chic, con la penna le racconto, senza penna le incontro e le osservo, almeno fino a quando qualcuno le riterrà troppo lumpen e le farà sparire nella differenziata della dimenticanza.
Amo la malinconia di “Opinioni di un clown” e ho sempre pensato che avrei fatto la fine di Hans. La cosa mi preoccupa perché non so suonare e non so rubare una risata. Però me la cavo a scrivere, e davanti al cappello metterò qualche riga… magari quelle che state leggendo.

Tutto questo per dire cosa… scusate sarà l’età…
Ah sì…

Mi giungono inviti a dialogare con la maggioranza, a fare il bravo ometto di cultura, a comprendere le ragioni di molti che non sono… ma…, che non sono… ma…, che neanche quello sono… ma…
Ecco salviamo il “ma”…
Avrete senz’altro ragione, la cultura, insegna Bobbio, è fatta di dubbi e non di certezze, ma… sono un piccolo uomo sincero, e mi tocca dirvi: capisco tutto o fingo coscienziosamente di farlo, ma a me la maggioranza ha davvero rotto la nicchia!

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Partigiani del pensiero positivo

Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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