N° 0, agosto 2018

Non andate a parlare di tonni a Gemonio

pubblicato il
2 Agosto 2018

Aggrappati alle reti circolari resistono qualche ora, stessa sorte dei tonni imprigionati tra le maglie. I tonni si dibattono con poca convinzione, forse consci d’appartenere alla catena alimentare, e fissano uomini, donne e bambini ignari d’appartenere a una catena alimentare appena più sofisticata. Poi i tonni restano immobili e gli uomini si lasciano scivolare verso il mare che subito li prende e offre loro sepoltura, come ha fatto con altri diecimila che hanno lasciato una terra senza trovarne un’altra… diecimila in dieci anni, forse molti di più.

Qualche corpo viene restituito dal mare, forse a memoria di quel che è successo e a monito di quel che succederà. Qualche corpo che verrà tumulato in un assolatissimo meriggio siciliano di fronte a tre dipendenti comunali, a un sindaco che viene a deporre un mazzo di fiori e a un imam che, finite le preghiere, spiega che gli altri non sono potuti venire… gli atri sono tutti a lavorare. Ma a Gemonio non c’è il mare, e non c’è neppure traccia della compassione che è cultura della gente di mare: di chi sa che il mare sfama, ma può anche mangiare uomini. Gemonio è stretta tra i laghi e chiusa nelle proprie convinzioni, ripiegata con cura tra i monti come le banconote nei portafogli. A Gemonio fanno finta di non conoscere la Storia, perché anche nella storia di Gemonio non è possibile che non sia rimasta traccia della più imponente migrazione dei tempi moderni, quella che ha avuto l’Italia come punto di partenza e non come punto d’arrivo. Di quei quasi ventiquattro milioni di italiani che, a partire dal 1870, hanno lasciato la loro terra, stravolta da mutamenti agricoli e industriali, inaridita dagli esuberi di manodopera. Ventiquattro milioni, grosso modo la popolazione di quei tempi, come se l’intero paese, nel volgere di un secolo, avesse fatto le valigie e si fosse affidato alla sorte. Non solo meridionali come fingono di credere a Gemonio, ma veneti, friulani e piemontesi in testa, diretti verso paesi europei, Francia, Belgio, Austria e Germania, poi oltreoceano, Brasile, Argentina e Stati Uniti. Migranti accolti da altre genti. A volte con ostilità, spesso con calcolo e indifferenza. Mai a braccia aperte, da terre assetate di braccia. Uomini come roditori nelle viscere della terra o appollaiati su travi a costruire grattacieli. Molti hanno vissuto una vita magra, qualcuno ha pagato il prezzo più alto, qualcuno ha fatto fortuna. Nomi come Monogham e Marcinelle a ricordarli. E altri nomi, nomi propri e cognomi, spariti per gettarsi alle spalle le origini o difesi con orgoglio e ostinazione.

Ma non andate a raccontare certe cose a Gemonio…

*****

Questo articolo ha dieci anni e ho preferito lasciargli il suo titolo provocatorio perché allora si cercava con ogni mezzo di arginare quel che oggi è diventata alluvione quotidiana. 

Sono certo che qualche buonista esisteva allora a Gemonio, e esiste oggi a Gemonio, e mi farebbe particolarmente piacere averne conferma qui.

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