N° 0, agosto 2018

Una banda di idioti

pubblicato il
26 Agosto 2018

Vedete, cari amici, il problema non è Igniatius Salvini e nemmeno la sua Banda di Idioti… il vero problema del nostro paese, e di buona parte del nostro continente, sono i topi.

Trecento milioni ne contava, e ne cantava, Francesco De Gregori, e io credo abbia sbagliato solo di uno zero. Sono trenta milioni i ratti che in questo paese se ne stanno acquattati da tempo immemore nelle fogne, che figliano lucidi topi ludici e che a scadenze regolari attendono il pifferaio magico per trovare il coraggio di attraversare tranquillamente via Frattina alle undici di mattina. L’aveva compreso Eco quando parlava di fascismo eterno. Non sono individui esasperati e convinti che i loro problemi vengano dagli ultimi invece che dai primi. Non sono ingannati da una paura creata a loro uso e consumo, dal nuovo Golem della diversità. Sono individui dal magro cuore, in perenne attesa del Vate che adeschi la loro fame atavica con la promessa di qualche briciola di formaggio.

Fingono di commuoversi per un capretto, ma non lo fanno né per un agnello né per un cucciolo d’uomo perché sono interessati unicamente alla loro progenie di ratti.

La Storia è fatta di corsi e di ricorsi, si sa, e torneranno a nascondersi nelle fogne prima o poi, anche se da come butta è più probabile il “poi”. Alcuni si mischieranno di nuovo in mezzo a noi, rinnegheranno il pifferaio e si accontenteranno di qualche blando avversativo nell’obbiettare. Ma sappiano che io ho approfittato della loro ora d’aria per bollarli, sappiano che non mi sono limitato a puntare l’indice come suggerisce Umberto Eco, a cancellarli dalle mie amicizie reali o virtuali… e spero che altrettanto abbiate fatto anche voi.

“Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare “fascismo eterno”. Il Fascismo eterno è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. Il Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo.” 

(Umberto Eco)

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Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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