N. 2, ottobre 2018

Università della vita? Ahi! Ahi! Ahi!

pubblicato il
9 ottobre 2018

L’ARIA FRESCA

C’è un asteroide piuttosto inquietante che sta puntando verso la terra. No, non è quello del Buondì e c’è ben poco da ridere o da pensare a epiche da Armageddon.
Bisognerebbe capire che ogni volta che facciamo la meritata pennichella pomeridiana estiva al fresco dell’aria condizionata, mentre fuori ci sono 50 gradi, contribuiamo a operare una piccola correzione alla sua rotta per aumentarne la probabilità di collisione. A dire la verità ogni nostra azione, compreso leggere questo post, assicura sempre di più che l’impatto avverrà. Non ci credete? Nemmeno Trump.
Questo asteroide si chiama cambiamento climatico e sta viaggiando, accelerando, verso l’unica casa che abbiamo e nella quale siamo ahinoi segregati.
Per parlarne anche questa volta partiamo da un libro: Iperoggetti di Timothy Morton, edito da Nero per la collana Not. Un libro difficile, almeno per me e per i miei limitati strumenti culturali. Un libro che parla di filosofia e che non da risposte, ma pone domande. Tante, e mi spiace per chi è in cerca di slogan che ci guideranno verso la green economy, ma il poco che ho realmente compreso mi ha proiettato in una complessità vorticosa tipica di questi temi. Mettiamola così, da quando abbiamo iniziato a egemonizzare come specie tecnologica questo pianeta abbiamo voluto relazionarci con delle entità complesse e per nulla amichevoli. Diciamo che ci siamo ritrovati catapultati in un videogame alla Tron e, giocando giocando, siamo passati a un livello tale che le regole sono tutte confuse: così le armi che usiamo normalmente colpiscono anche noi, perché l’avversario è il game stesso dentro cui viviamo, che comunica con noi solo tramite le conseguenze delle nostre azioni. E il videogioco è un iperoggetto che esiste a prescindere da noi e per tempi incalcolabili. Un esempio? Il bicchiere di plastica monouso che ho utilizzato per la Coca Cola mi sopravviverà per diverse generazioni, entrerà nella catena alimentare terrestre, provocherà tumori a esseri di altre epoche e in altre parti del globo, contribuirà a estinguere specie e forse a farne evolvere altre. Una volta dissolto in frammenti ci sarà ancora, attraverso le sue interazioni con gli altri iperoggetti, mentre io che l’ho usato esisterò per molto meno tempo. Vi sembra davvero adeguato definirlo ancora monouso? Un termine che prevede una esistenza limitata, legata solo alla mia incapacità di percepire il singolo bicchiere come proiezione di un enorme sempiterno iperoggetto di plastica. E ora che volete fare? Niente più bicchieri monouso? E tutti quelli già utilizzati? E se anche voi da soli prendete questa decisione? Quanti se ne utilizzeranno ovunque? E con quali conseguenze?
Adesso forse lo iniziate a vedere l’asteroide in rotta di collisione, a prescindere dal mio e vostro volere, perché l’iperoggetto clima s’interessa poco dell’umanità intera, figurarsi del singolo sottoinsieme delimitato dai sacri confini che tanto vanno di moda.
Un asteroide che possiamo solo provare a ridurre di dimensioni per minimizzare l’effetto dell’impatto, ma non più a fermare. Una fine del mondo che a sentire Morton è già avvenuta, mentre noi giocavamo ai piccoli cannibali capitalisti.
Se vi volete allarmare un altro pochino leggete poi il rapporto dell’IPCC che spiega come non ci sia più tempo: Report IPCC
Sul che fare devo ricordarvi che per ragionare su un iperoggetto serve gente con livelli culturali spaventosi, anche solo per formulare correttamente il quesito da risolvere. Una sorta di scenario alla Douglas Adams, dove il supermegacomputer per calcolare la domanda fondamentale è l’intera terra con tutti i suoi esseri viventi. Quindi posate l’internet e le comfort news di Mr. Trump e mettetevi comodi. Certo i paladini dell’hashtag diranno che si deve pensare ai bisogni della gente ora, che questa è tutta roba da filosofi radical chic. Peccato che il popolo senza una terra da abitare, mal si adatta alle democrazie dirette.
L’iperoggetto cambiamento climatico ha portato Medicane oggi e sta provocando un progressivo innalzamento dei mari, ovvero sta rendendo inabitabili aree sempre crescenti di terra. Nei prossimi anni la quantità di gente che dovrà abbandonare queste regioni crescerà e non è così detto che con le nostre infinite coste non faremo parte di questo esodo. Nella speranza che nei dintorni le teorie del salvinipensiero non siano attecchite troppo e che qualcuno con la voglia di accoglierci sia rimasto. Le risorse del mare e della terra potrebbero essere presto insufficienti, ripiombando anche l’opulento occidente nello spettro della carestia.
Detto questo realmente pensate che politici che hanno serie difficoltà con il minuscolo livello decisionale del comune di Riace e con la gestione di qualche migliaio di migranti possano avere una pallida idea di come relazionarsi con un asteroide in rotta di collisione con la terra? Avete idea di come ripararvi dall’impatto o credete che alla fine sistemerà tutto Mattarella in versione Bruce Willis?
E ricordiamo che l’impatto colpirà per primi i più deboli ovvero coloro che non avranno le risorse economiche e soprattutto tecnologiche per affrontare l’armageddon. A cominciare da quelli con il reddito di cittadinanza ai quali si assicurerà una lenta e inoperosa estinzione di massa al caldo delle tempeste tropicali.
Che bell’aria fresca vero?

🙏 Sayonara

Chi vuole leggere i post precedenti:
Introduzione
L’oroscopo

Foto da Pixabay

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