N° 0, agosto 2018

Voglia di Tenerezza

pubblicato il
21 Agosto 2018

Giancarlo è in bagno, e come ogni mattina accompagna alle funzioni fisiologiche un’occhiata ai social. Fa in tempo a mettere qualche like, ma soprattutto scrive, perché ci sono cose che vanno scritte. Per esempio deve dare della puttana a quella stronza che difende gli immigrati clandestini. Ma adesso non può scrivere puttana perché minacciano querele questi cazzoni di buonisti, allora deve fare un lavoro più fine, tipo insinuare che sia interessata alle doti nascoste di questi negri, tutti chissà come mai giovani e atletici.

Esce e si veste rapidamente, è in ritardo e le ferie sono finite e per giunta piove, e questa città diventa un lago quando piove, tante grazie stronzo di un sindaco.

Luigi fa colazione col telefonino in mano, ogni tanto scuote la testa. Condivide un articolo di Repubblica, lascia qualche faccina sui post degli amici e un commento sarcastico sotto un tweet di Burioni. Si alza di pessimo umore, pensando, come spesso fa, che anche questi votano e il loro voto vale quanto il suo. Poi si sbriga, le ferie sono finite ed è già in ritardo.

Giancarlo è in pausa, mentre va in mensa dà un’occhiata al telefono. Cioè, non può crederci, quella capotreno rischia il posto perché questo coglione di un radical chic l’ha denunciata, solo perché giustamente ha detto che gli zingari hanno rotto i coglioni. E che è una novità? Meno male che la pagina della Lega ha messo il link al profilo di sto cretino. Per forza, un ricercatore, e che pensavi? Mica uno che lavora davvero. Ora gliele scrive lui due paroline sulla sua bacheca. Cazzo, sta cosa mi ha agitato, accidenti a lui.

Luigi nel frattempo mangia un panino in ufficio, è nervoso perché tra poco c’è una riunione, e lui odia le riunioni, un’ora di noia e magari un concetto interessante che rischia di perdersi nelle banalità. Apre facebook, vede la foto del ministro della paura che si fa i selfie ai funerali di stato e non resiste, la condivide con una sferzante battuta sui coglioni che l’hanno votato. Massa di decerebrati analfabeti funzionali!

Giancarlo torna a casa, trova Luigi che aspetta l’ascensore, mentre salgono fanno due chiacchiere sul tempo e sul campionato di calcio appena cominciato. Non parla di politica, tanto lo sa che l’altro è un buonista del cazzo, però in fondo sembra una brava persona e poi tifano la stessa squadra, ma di altro no, non è il caso di parlare.

Saluta moglie e figli, si stende sul divano, dieci minuti di stacco, che stanchezza.

Luigi dopo cena guarda Atlantide, Purgatori è bravo e poi è “uno di noi”. Durante la pubblicità sfoglia un po’ la bacheca, ma quello che vede non gli piace. Spazzatura, tanta spazzatura, e ogni tanto si chiede perché non chiude il profilo e vaffanculo, ma poi dai, non si può non commentare questa notizia, un altro demente razzista che ha sparato piombini contro un nero, e tutti questi coglioni fascisti che minimizzano, ora gli fa vedere lui. Si è perso un pezzo di Atlantide, ma vabbe’ casomai c’è il podcast.

Va a dormire, si gira un paio di volte, si alza, va alla finestra, guarda il cielo, nuvoloso, la luna appare e scompare di continuo, e lui si sente solo. C’è qualcosa che non va, non sa se in lui o in questo mondo, ma sente un senso di amarezza. Quasi di sconforto.

Giancarlo ora è a letto, fa un po’ fatica a prendere sonno. Guarda il soffitto e pensa, domani un altro giorno uguale, e quando cambia tutto? Deve cambiare tutto, ora devono cambiare tutto, ora che sono al potere cambieranno tutto. Allora perché anche se si gira e abbraccia la moglie che russa piano, sente questa paura scorrergli dentro, questa inquietudine senza nome? Deve cambiare, cambierà. Vero?

 

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Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

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