pubblicato il
2 Agosto 2018

Che poi è tutta una questione di numeri. E di cifre.
60% circa è oggi il consenso per questo governo. Un bel traguardo per una forza come la Lega che sembrava destinata a una posizione di subordine. Un consenso ampio, che indica quanto gli italiani siano contenti dell’operato dell’esecutivo. Con buona pace di noi che quel governo osteggiamo.
5000000 circa i poveri assoluti in Italia secondo i dati Istat. Tutte persone e soprattutto famiglie che sperano nell’intervento governativo per mitigare le condizioni in cui versano. Sono in grande maggioranza italiani, con incidenza maggiore al sud, e di sicuro sono stati trascurati troppo dai precedenti governi. Non senza azzardo si attendono che adesso la Lega possa portare avanti le tante istanze meridionali e per questo gli hanno dato fiducia. Speriamo.
I numeri sulla povertà in occidente hanno cifre dense di zeri e meritano attenzione e rispetto e, giustamente, sono al centro del programma di forze che fanno del #primagliitaliani un mantra. È comunque interessante che una forza giovane e innovativa come il 5S possa finalmente portare sui tavoli governativi l’argomento nuove tecnologie, come la stampa 3D, con lo scopo di creare posti di lavoro per quel vergognoso 30% almeno di disoccupazione giovanile.
2 mesi di governo Conte, ci pensate? 2 mesi nei quali l’Italia ha sottolineato il suo ruolo guida in Europa, appoggiando le politiche degli alleati storici statunitensi e dei nuovi amici russi. Rimarcare come siano entrambi preoccupati per le sorti dell’economia aggregata del vecchio continente appare superfluo.
18000000000000 di dollari circa è l’ordine di grandezza (dati di qualche annetto fa) del PIL europeo. Una cifra confrontabile con quella statunitense e cinese. Per quello russo basta tirare in ballo la sola Italia, meno di 2000000000000 di dollari. Figuratevi quanto siano tutti interessati a vigilare sulla reale unione fiscale e militare dell’area euro.
60 giorni di governo Conte. 60 giorni di impegno contro il traffico di esseri umani, con risultati visibili e supportati da una riduzione negli ultimi 8 mesi di oltre l’80% degli arrivi. Cosa poteva fare di più Salvini in soli 2 mesi?
100000 arrivi di immigrati circa nel passato anno. Una perdita netta per i trafficanti di esseri umani di circa 80000 unità. Considerando i costi di un viaggio della speranza parliamo di un danno per questi maledetti tra i 160000000 e i 500000000 di euro. In soli 2 mesi. Davvero volere e potere. In soli 2 mesi, -80% negli ultimi 8 mesi.
600000 persone a quanto pare bloccate in Libia. Un paese diviso in 3 fazioni avversarie. 100000 persone, solo 8 mesi fa, sarebbero riuscite a passare in Italia. Dopo 2 mesi di Salvini sono ancora in Libia. Non abbiamo però cifre su quanti siano ancora in vita. Magari qualcosa Minniti potrebbe ricordare ora.
250000 persone, secondo i dati del Sole 24 Ore, il flusso di migranti italiani verso altri paesi. Un danno enorme per l’Italia considerando che oltre la metà hanno livelli di istruzione elevati. Un diplomato per intenderci ci costa circa 90000 euro. Un laureato un po’ meno di 200000 euro. Fino a 300000 se ha conseguito il dottorato. Oltre a questo perdiamo capacità d’innovazione e soprattutto il flusso non è neanche compensato da analoghi arrivi in termini di istruzione. Peccato.
Insomma, ne hanno di problemi da risolvere Salvini e soci stellati. Devono confrontarsi con questa valanga di zeri, cifre immani, ma che non sembrano preoccuparli. Zeri che in fondo hanno monopolizzato anche le discussioni di ogni giorno. E no, non mi riferisco solo alla disputa vera o presunta delle cifre sui tavoli dei ministeri, sulle relazioni allegate ai decreti, sulle stime dell’INPS. No, pensate invece alla valanga di informazioni, alle fake news, alle verità conclamate, ai tweet e ai post dei social. Alla fine se ci pensate il mondo digitale ha trasfigurato tutto ciò in sequenze di 0 e 1. Teorie di 0 e 1 che dispositivi velocissimi, in tutto il mondo, governano con stati logici elettrici e che sono in fondo la nostra vera realtà attuale. Noi no li vediamo direttamente, ma sono ad esempio le foto sulle quali litighiamo per giorni, tabelle noiose di 0 e 1 che sistemi elettronici in logica posizionale binaria tramutano per noi in immagini. In realtà dietro quel semplice gesto c’è complessità, arte, decenni di studi universitari, meccanica quantistica. Tutto predisposto per agevolare ogni cambio nelle sequenze, per generare in pochi click tutto quello che vogliamo vedere. Comprese le unghie dipinte di Josepha.
Certo oggi quello su cui bisognerebbe riflettere davvero è come sarebbe stato il nostro mondo se intorno all’anno 1000 un tale Gerberto di Aurillac, il futuro Papa Silvestro II, non avesse frequentato la scuola superiore di Cordoba. O se la maggioranza degli europei avesse seguito l’esempio della Firenze del 1299 o di Francoforte nel XV secolo. Se in forza di quegli editti contro i lavori del matematico pisano Leonardo Fibonacci si fosse vietata, per conservare le radici cristiane dell’Europa, l’uso del sefr islamico. Non sapete cosa è?
Se volete farvi un’idea provate a rileggere tutto senza avere a disposizione lo zero e soprattutto il sistema posizionale decimale. Provate a tradurre ogni dato in numeri romani. Provate a chiudere idealmente i porti intorno all’anno 1000 per paura della fine del mondo, mentre nelle scuole arabe in Sicilia e Spagna si studiano i numeri con il sefr, lo zero, la cifra del nulla, la grande rivoluzione matematica dalla quale era stato escluso il vecchio continente. Un ente matematico semplice, nato 400 anni prima nella lontana India o , meglio, 700 anni prima in Mesopotamia. Un numero che gli Olmechi che popolavano l’odierno Messico già usavano, in contemporanea con i babilonesi. Il sefr, il nulla o la cifra per antonomasia, che attraverso l’Arabia e l’Africa è arrivato a noi sulle navi in rotta nel Mediterraneo. Provate a pensare la vostra vita, oggi, senza lo zero sulle nostre sponde. Fate un bilancio, una prenotazione di un volo, il menù di un ristorante, il conto del magnifico hotel dove avete portato la vostra donna per un weekend romantico. E poi provate a costruire un cellulare senza avere un sistema posizionale binario, senza l’idea dello zero volt e, anche se vi appare assurdo, senza il concetto di assenza, senza le lacune dei semiconduttori. Un inferno vero? E magari nel tempo sarebbero stati i nativi americani a fare i calcoli delle rotte atlantiche con velocità per noi improponibili e i barconi dalla sottosviluppata Europa, incapace di calcoli complessi, avrebbero provato ad approdare a Tripoli, con a bordo disperati di colore pallido. Troppo bianchi per resistere a una traversata nel deserto. Tutto per uno zero, per il rifiuto di qualcosa che apparentemente potevamo ignorare, ma che ha generato la prima foto di vostra figlia subito dopo il parto.
Alla fine la storia è sempre una questione di numeri. Di porti, di numeri, di papi maghi disposti a studiare in scuole arabe, di gente capace a confrontarsi con culture lontane dalla propria, non ritenendole inferiori, non ritenendosi inferiori. Ed è spesso questione dei quasi zero, di chi sembra contare nulla come i migranti sui gommoni o gli ebrei nei lager, ma che a forza di accumularsi sulle nostre coscienze, diventano pesi insopportabili per la nostra storia.

TAG
5 Commenti
  1. Avatar
    Rispondi

    Antonio Borghesi

    4 Agosto 2018

    Avevo letto la storia dei numeri ma mi mancava questo tuo fantastico e riflessivo racconto sullo zero. Lo apprezzerò molto di più d’ora in avanti.

    • Marco Camalleri

      Marco Camalleri

      4 Agosto 2018

      Grazie capitano.

  2. Avatar
    Rispondi

    Rita Matteucci

    7 Agosto 2018

    Leggerti Marco è sempre un momento di riflessione.

    • Marco Camalleri

      Marco Camalleri

      7 Agosto 2018

      Grazie Rita

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Partigiani del pensiero positivo

Le parole ci definiscono agli occhi degli altri, descrivono ciò che siamo ma soprattutto tagliano via ciò che non siamo o non si presume che siamo, ci delimitano imprigionandoci dentro un tracciato, sia quando le abbiamo scelte noi che quando sono imposte da altri. Per questo rivendichiamo la parola “buonisti” e ne facciamo non un recinto ma una base aperta da dove e sulla quale può partire e svilupparsi un discorso e un confronto rivolto a chiunque, ma fondato sulla tolleranza e sul rispetto universali.

Cerca per contenuto
Iscriviti